04
Mar
09

Gus Van Sant: il mio Milk come Obama

4019999424“Il mio nome è Harvey Milk, e sono qui per arruolarvi”. Sono le parole di Harvey Milk, attivista per i diritti dei gay nella San Francisco degli anni Settanta, diventato il primo omosessuale eletto a una carica pubblica. Il film dedicato alla sua vita è diretto da  un regista da sempre legato a tematiche omosessuali, Gus Van Sant, che non è mai così diretto e politico in un suo film. Milk, candidato a 8 Oscar, ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura originale, oltre che la statuetta come miglior attore a uno straordinario Sean Penn, protagonista del film. Il suo Harvey Milk ci ha arruolato: è un precursore di tutte le battaglie per i diritti civili, uno che viene da una minoranza e difende tutte le minoranze. Come Obama. Milk è uno di quei film perfetti per simboleggiare i tempi che corrono.

 

Nel cinema spesso si discrimina il gay al contrario. Nei film è sempre una persona positiva, di appoggio, che dà buoni consigli. E quindi si contrasta con il fatto che sia una persona normale…

Probabilmente ci sono personaggi secondari di questo tipo nei film. Però credo che ci siano più personaggi positivi, ma credo che sia per cercare di riequilibrare le cose, visto che finora non tutti i gay sullo schermo sono stati personaggi di questo tipo.

Che effetto voleva raggiungere con questo film?

Ho cercato di essere più realista possibile. Milk voleva creare dei cambiamenti reali nella sua comunità, non era uno da voli pindarici, uno che si estraniasse dalla situazione circostante. Era anche una persona romantica, e abbiamo inserito anche questo aspetto: c’era del romanticismo nel suo modo di fare politica.

Obama è stato chiaro sulla Proposition 8 (che proibisce i matrimoni gay in California)? E cosa vi aspettate oggi?

La mia percezione è che durante la campagna elettorale non volesse farsi coinvolgere o bloccare dalla questione sul matrimonio gay, perché nell’ambito delle elezioni precedenti aveva costituito un fattore decisivo. Penso che comprenda i problemi dei gay, ma non volesse essere intrappolato in queste questioni.

Lei ha sempre fatto un cinema politico, in senso lato. Ma questo film si occupa anche di un politico: quanto è difficile rifuggire dall’agiografia, e mandare comunque un messaggio?

Non è stato difficile non farne il ritratto di un santo. Ci sono molti aspetti che si allontanano dalla santità nella vita di Harvey. Ci sono stati momenti molto più alti e molto più bassi di quelli che vediamo nel film: probabilmente c’è stata più tragedia, ci sono stati altri uomini, sesso più esplicito e più violento, più droga nella vita di Scott (l’amante di Milk, ndr). Tutte cose che non abbiamo messo nel film, soprattutto per ragioni di spazio. Abbiamo comunque messo molta attenzione a non farne un santo. Abbiamo puntato sull’aspetto politico, e la sua politica si riflette nell’azione, ed è inserita in ogni scena. È un film più politico degli altri che ho fatto.

Il suo cinema qui è più convenzionale. Possiamo dire, come per Milk, che lei ha messo la cravatta per farsi ascoltare?

Da  un punto di vista stilistico la sceneggiatura aveva già di per sé un impianto tradizionale. All’inizio avevamo puntato su uno stile documentaristico, ma poi abbiamo visto che non funzionava. Così abbiamo optato per un film sullo stile de Il padrino, dove è la sceneggiatura stessa che racconta la storia. Uno stile più tradizionale forse rende il film più adatto a un pubblico più ampio…

C’è una sequenza in cui Milk parla a un comizio e la mdp lo riprende ad altezza del pubblico: possiamo dire che Milk è visto da tutta la comunità, che è un film collettivo?

Il fatto di mettere la macchina da presa tra il pubblico durante la manifestazione era perché avevamo deciso di non fare vedere i volti delle persone che ascoltavano i discorsi di Milk, ma di inquadrare soltanto lui. Mettere la macchina da presa lì serviva a far sentire il pubblico come parte della manifestazione.

Come ha lavorato per amalgamare le immagini del girato a quelle di repertorio?

Inizialmente volevamo girare come se si trattasse di un documentario, in 16mm, in modo che ci fosse una corrispondenza perfetta con il materiale di repertorio, e perché il nostro girato ricordasse quello delle cronache, dei reporter di giornalismo dell’epoca. Lo studio ci ha impedito di farlo, e anche a noi il 16mm è sembrato un disastro: non ci eravamo resi conto che il film sarebbe somigliato ai film tv di adesso,  o a prodotti come The Bourne Identity. A meno che la mdp non abbia grandi dimensioni, l’effetto non sarebbe stato un documento dell’epoca, ma come uno di oggi. Allora abbiamo seguito una tecnica come quella de Il padrino.

Come ha scelto Sean Penn?

Perché è un grande attore. Ma soprattutto perché ha fatto spesso discorsi politici, e come “speaker” mi sembrava molto interessante. È molto coinvolto nella politica di San Francisco, crea rapporti con i politici locali, scrive sui giornali locali. Assomiglia a Harvey, anche se lui è più severo. Non aveva mai recitato in un ruolo di questo tipo. E la cosa mi sembrava interessante.

Cosa cambia ora con l’America di Obama?

Bush è cresciuto come “insider” e lo diceva apertamente alla stampa: dal momento che era figlio di presidente, la gente si rivolgeva a lui per avere favori e contatti, in un chiarissimo conflitto di interessi. Anche se non era molto tagliato per la politica pensava che fosse normale essere presidente perché veniva da quel mondo, come una sorta di aristocrazia. E l’aristocrazia tende a essere un po’ fascista. Invece Obama viene dal popolo, da  un altro tipo di formazione, vuole parlare a tutti.


0 Responses to “Gus Van Sant: il mio Milk come Obama”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...






Archivi


cerca


Blog Stats

  • 32.882 hits

informazioni

Allucineazioni NON e' una testata giornalistica ai sensi della legislazione italiana.

Scrivimi

Creative Commons License

Questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.


Rss

Iscriviti al feed di

    Allucineazioni (cos'è?)