10
Giu
09

Isabelle Huppert. Quei ruoli scomodi e sgradevoli…

1Dal vivo è molto più minuta di come appare sullo schermo, Isabelle Huppert. O forse siamo noi che siamo abituati a vederla più grande di quello che la rende il grande schermo, proprio per le sue interpretazioni, sempre mostruose ed ingombranti. Anche il ruolo de L’amore nascosto, il film di Alessandro Capone in uscita oggi, è nel solco delle sue donne scomode e sgradevoli, come quelle de Il buio nella mente e La pianista. Sarà che forse non riusciamo a staccarla dai suoi personaggi, sarà per quei suoi occhi piccoli e a volte fissi, ma Isabelle Huppert ha qualcosa di inquietante. “Non parlerei di personaggi sgradevoli, prima che con gli altri questa donna lo è con se stessa” risponde a una domanda sui suoi tipici ruoli sullo schermo. “Sono personaggi che mi attraggono, e io attraggo loro. Sono ruoli che pongono domande, sollevano interrogativi che mi danno nutrimento, mi fanno riflettere. E reagire. Un film così mi piace perché non dà risposte”. “La scelta di un ruolo è una cosa intuitiva” risponderà poi a chi le chiede come scelga i suoi personaggi. “Scelgo prima in base al regista, poi in base alla sceneggiatura o al ruolo. È come nella vita, non si può spiegare perché incontriamo una persona e la scegliamo. Per me la scelta è sempre complicata, un punto focale della mia vita, che non prendo mai alla leggera”.

L’amore nascosto, presentato al Festival di Roma del 2007, esce solo ora, distribuito da Archibald, dopo che il precedente distributore era fallito. È la storia di una madre che non ha mai amato la figlia, né il marito, finendo per tentare il suicidio ed entrare in una casa di cura. “C’è un rapporto madre-figlia molto particolare” racconta la diva francese. “Non è un rapporto conflittuale, ma qualcos’altro: è una madre che fa fatica ad amare la figlia, ma non c’è un motivo particolare. Forse uno shock alla nascita, forse un’aspettativa troppo alta prima. Quello che mi è piaciuto è che non ci sia solo una spiegazione, e che la cosa non sia così semplice. Il film si chiama L’amore nascosto, quindi un po’ d’amore, da qualche parte, c’è”. Ed è un film difficile, scomodo, coraggioso, perché accetta di dire che una madre può non amare una figlia, violando l’ipocrisia sull’amore materno. “Ma non c’è un intento chiaro sulla menzogna che può essere l’amore materno” precisa l’attrice. “Per me il cinema non è portatore di un messaggio universale, è una visione soggettiva. Questo è un caso particolare che fa riflettere sull’ambiguità dell’amore materno. Ma il film non dà risposte”.

Se sono sgradevoli molti dei ruoli che Isabelle Huppert interpreta al cinema, a volte può essere così anche il ruolo del giurato in un festival, specialmente quello del Presidente della Giuria al Festival di Cannes. Perché accontentare tutti non è facile, e nemmeno spiegare il perché di certe scelte. Così è inevitabile che in molti vogliano sapere di più sulla Palma d’Oro al film di Michael Haneke, e sul suo parere (come a dire: sul perché di nessun premio) a Vincere di Bellocchio. “L’amore nascosto potrebbe essere anche il titolo del film di Bellocchio” glissa elegantemente la Huppert. “È un amore che viene nascosto, anche se per tutt’altro motivo, e c’è un figlio che viene nascosto”. C’è anche chi fa riferimento a Le Figaro, il giornale francese che avrebbe definito il premio al film di Haneke, molto legato all’attrice fin dai tempi de La pianista, “la Palma di Isabelle”. “Non mi sembra che ci siano state contestazioni” ha risposto con molta cortesia l’attrice. “La giuria era composta di nove elementi, e la nostra è stata una decisione democratica. Ovviamente anche la visione di una giuria è sempre soggettiva, ma non parlerei di una Palma di Isabelle”. Come Presidente di Giuria uscente comunque si presta a un bilancio sui film in rassegna. “Alcuni trend si sono delineati, come la violenza che abbiamo visto in molti film. È il modo di molti registi di vedere il mondo. E rappresentare la grande brutalità del mondo di oggi. Ma si tratta sempre del modo di rappresentare una parte di esso”.

Si scioglie in un sorriso, finalmente, la Huppert, quando le viene consegnato il Nastro d’Argento Europeo. Ma ancora prima, quando si tratta di parlare della figlia, anche lei attrice. “Non c’è niente di psicanalitico nel nostro rapporto. Mia figlia si chiama Lolita Chammah, e abbiamo recitato insieme in un film leggero e divertente. Spero di venire a presentarlo insieme a lei, un giorno. Perché il nostro non è un amore nascosto”.

 

 


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