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Set
09

Venezia 66. Tris di donne & abiti nuziali. Sergio Castellitto: uno sguardo nuovo su Napoli

castellitto defNonsoloGomorra. Napoli non è solo quella di Gomorra, o quella raccontata da Abel Ferrara in Napoli Napoli Napoli. Non può essere solo quella. C’è anche una Napoli normale, come quella che vive al Vomero, dove è ambientata la commedia Tris di donne & abiti nuziali, di Vincenzo Terracciano, presentato a Venezia nella sezione Orizzonti. C’è una famiglia normale, alle prese con un matrimonio, ma questa famiglia ha un segreto: il padre è un giocatore d’azzardo. È Sergio Castellitto, protagonista e mattatore del film, a raccontarci questa Napoli normale e inedita. “La differenza sostanziale con la Napoli ‘gomorresca’, che è una Napoli raccontata e filmata in maniera sublime, e questa è che quella è una Napoli filmata, questa è una Napoli messa in scena. Ed è una Napoli di regia” racconta l’attore. “Quando dico che è una Napoli che viene raccontata con delle ombre e delle luci quasi cechoviane, voglio dire che è una Napoli sorprendente, una Napoli dove non si vede mai il mare se non alla fine. È una Napoli dove si devono scendere e salire le scale, altro che vicoli. E questa è una delle cose più divertenti del film. È un’autentica novità visiva, ma dentro una tradizione quasi antica”.

Ed è antico, o storico, il solco nel quale si inserisce il film. “Io parto sempre più dal comportamento che dalle parole che il personaggio dice” ci racconta. “È evidente che, fatti tutti i debiti umilissimi raffronti, questo film ha la pretesa di essere figlio della grande Commedia all’italiana. Anche Il sorpasso finiva con una tragedia. Io ho pensato ai grandi attori del cinema italiano che scrivevano: De Sica, Edoardo, Germi. In questo senso ho pensato a certi tic, a certi baffi, certi movimenti della mano. Il film è un vero atto d’amore verso quegli attori che mi hanno insegnato un certo modo di recitare, profondamente italiano, che racchiude il dna del nostro modo di essere: un modo umile e presuntuoso insieme, che mette insieme quelle che si chiamano la miseria e la nobiltà della recitazione”. A proposito di recitazione, accanto a Castellitto c’è Martina Gedeck, che interpreta la moglie tedesca. “Sono strafelice di aver lavorato ancora con Martina Gedeck, che mi ha fatto scoprire il mio lato berlinese. Che è molto più profondo di quanto avessi mai immaginato” ci tiene a dire. “E sono strafelice che la Rai abbia prodotto questo film, perché ci offretris locandina la possibilità di raccontare una delle città più terribili e più drammatiche e desolanti del nostro paese con uno sguardo improvvisamente talmente nuovo da diventare anche un po’ spiazzante, ma oggettivamente molto inconsueto”.

Castellitto e la Gedeck non recitano in dialetto, ma riescono a ottenere una mimesi per la quale il loro italiano ha un retrogusto, un sapore di napoletano. Ma è inevitabile non chiedere a Castellitto delle polemiche sul dialetto nel cinema sollevate qualche settimana fa dalla Lega Nord. “Sui dialetti è stata montata una polemica finta, una polemica politica più che culturale” risponde. “In Italia al cinema si è sempre parlato dialetto. Che lingua parlava Gassman ne Il sorpasso? Che lingua parlavano I soliti ignoti? Che lingua parlava il carabiniere innamorato di Gina Lollobrigida? Si è voluto soltanto strumentalizzare questa cosa in una direzione ben precisa. Ma la lingua napoletana, la lingua friulana, la lingua veneta, la lingua lombarda ci sono sempre state. È veramente una cosa inventata sul momento. Un ultima stoccata polemica l’attore romano la dedica ai tagli del governo al FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo. “Vorrei fare una conclusione finale che non riguarda il film” conclude. “Questo festival per me è stato importante, con due film molto diversi che mostrano il mio modo di fare questo mestiere. Per quanto mi riguarda questo festival è iniziato all’Excelsior di Via Veneto a Roma, dove è stato presentato il programma, e dove molti artisti hanno manifestato contro un gravissimo problema, quello dei tagli al FUS. All’Excelsior di Venezia voglio ricordare che il problema c’è ancora, anche se in Italia finisce un po’ tutto sotto l’ombrellone durante l’estate”.

(Pubblicato su Moviesushi)

 


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