Posts Tagged ‘Gomorra

12
Nov
09

Francesca. La psicoterapia a livello nazionale della Romania

francescaposteritalianoLa penna ferisce più della spada, si dice. Già, le parole possono fare male. Fanno male all’Italia, ma forse ce le meritiamo, le parole che aprono Francesca, storia di una ragazza romena che sogna di venire nel Belpaese. “Non li vedi quegli stronzi degli Italiani? Non hai sentito quella puttana della Mussolini che vuole morti tutti i romeni? O quel grande sindaco di Verona che ha dichiarato la città libera dai romeni? Non li vedi i telegiornali? In Italia organizzano gruppi per picchiare i romeni. Per loro siamo tutti zingari, o ladri”. È questo che il padre le dice per dissuaderla dal venire da noi.

Di sicuro le parole hanno fatto male ad Alessandra Mussolini, lo sappiamo dai tempi del Festival di Venezia, giorni nei quali è scoppiata la polemica. “L’Onorevole Mussolini ha fatto un esposto in cui chiede il sequestro del film, in pratica di non farlo uscire nelle sale” ci ha raccontato oggi a Roma Domenico Procacci, a capo della Fandango che distribuisce il film. “Non possono chiedere che venga cambiata una battuta, ma possono chiedere che il film non esca. Ci siamo appellati al diritto che l’autore ha che il suo film esca nelle sale come l’ha pensato. Lunedì c’è stata un’udienza con il nostro legale e quello della Mussolini. La cosa che mi ha colpito di più è che la frase ‘quella puttana della Mussolini che vuole morti tutti i romeni’, non viene contestata nella seconda parte, ma quello che interessa è l’epiteto con cui viene definita. In realtà quella parola è motivata da quello che segue, e che la rende non amata in Romania e la fa apostrofare così. Il giudice ha preso in visione il film e prenderà una decisione nell’arco di qualche giorno”. “Di fronte a noi ci sono due scenari” continua Procacci. “Il giudice può dare ragione a noi, cioè che decidere che l’insulto non va inteso in senso letterale, ma che è uno sfogo che implica il risentimento di un personaggio, e allora il film uscirà nella sua versione integrale. Nel caso dia ragione alla Mussolini, il film così non potrà uscire nelle sale. Una possibilità sarebbe intervenire su quella parola in doppiaggio, d’accordo con l’autore, che potrebbe anche dire di no”. Anche per questo è incerta la data di uscita del film: potrebbe essere il 20 o il 27 novembre.

Polemiche a parte, Francesca è la prova che a ogni azione corrisponde una reazione. Le tante manifestazioni di xenofobia e razzismo verso i romeni degli ultimi anni non potevano rimanere in un microcosmo, riguardare solo il nostro paese. Ma è normale che siano rimbalzate oltre confine, suscitando un sentimento ostile nei nostri confronti. “Ho la coscienza pulita” ci spiega il simpatico regista Bobby Paunescu. “Ho scritto il film sentendo quello che in Romania si dice per la strada. Ho capito che potevano esserci deipaunescu problemi a Roma, quando è terminata la traduzione italiana del film. Io non ho voluto attaccare la Mussolini, ma parlare di un problema in maniera bilanciata. Nel film c’è la situazione romena, che è molto più dura di quella italiana: in una scena sentiamo dire ‘quel tuo amico sembra uno zingaro’ che è un’espressione ancora peggiore”. “Eliminando certe battute il film forse si sbilancerebbe” continua Paunescu. “Non dimentichiamo che il padre di Francesca, un uomo discutibile, sta cercando in tutti i modi di non far partire la figlia, perché cambierebbe la sua vita, e così dice tutte queste cose”. “Ho voluto mettere nel film molti dei clichè sugli italiani che si sentono, proprio per prenderli in giro”aggiunge. Anche questo aspetto è evidente, e anche così si spiegano il nonno che pensa che gli italiani siano solo “mangia spaghetti che rubano le donne ai romeni” o chi crede che in Italia i romeni vengano aggrediti per il traffico degli organi.

Polemiche, e qualità artistica, a parte, Francesca è un film utile, perché per la prima volta al cinema, dopo averla raccontata noi, vediamo una storia di migrazione dall’esterno, dal punto di vista di chi parte per arrivare da noi. E per vedere noi stessi dall’esterno, per capire come ci vedono gli altri. “Secondo me la percezione degli italiani sta cambiando” racconta il regista. “L’ottanta per cento dei romeni ama l’Italia come l’amava prima. C’è un venti per cento che forse ha dei problemi, ma sono persone che si pongono problemi su molte cose. Oggi c’è un gruppo di artisti romeni che mandano i film in giro per i festival per far vedere i problemi della Romania. Stiamo vivendo un periodo difficile: forse un giorno l’Italia sarà fiera di aver ospitato tanti romeni quando il paese era in difficoltà”. “Da distributore di film far vedere il ribaltamento del punto di vista per me è importante” ha aggiunto Domenico Procacci. “Mostrare cosa pensano di noi, senza che i romeni vengano trasformati in angioletti e gli italiani nei cattivi. Un conto è disapprovare certi comportamenti xenofobi stando seduti qui, un conto è farne vedere le conseguenze che avvengono lì”.

Si è parlato tanto in questi anni di nouvelle vague romena, di autori che raccontano il passato recente e il presente della Romania, soprattutto da quando 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Cristian Mungiu ha vinto Cannes. “Sono orgoglioso di aver prodotto La morte del signor Lazarescu di Cristi Puiu, che ha dato inizio a tutto” afferma Paunescu. “Il cinema romeno ha trovato dei registi in grado di rappresentare i nostri problemi. In piccolo sta avvenendo quello che in Italia avveniva con il Neorealismo”. Paunescu ci racconta anche come in Romania la gente non sia abituata ad andare al cinema, perché negli anni Novanta i cinema sono stati venduti, trasformati in bingo o casinò, e che lui e altri artisti stanno girando il paese per presentare i film e riportare la gente nelle sale. Come ai tempi del Neorealismo (ma anche in quelli di Gomorra..) in Italia, anche in Romania oggi c’è qualcuno che pensa che i panni sporchi debbano essere lavati in famiglia. Ma la bella Monica Barladeanu, che interpreta Francesca, interviene e dà la sua visione delle cose. “Credo che il cinema sia una forma di psicoterapia a livello nazionale. Dobbiamo parlare del Comunismo, della Romania di oggi, dei nuovi ricchi. E quando vai dal terapista, non gli parli delle cose che vanno bene”.     

(Pubblicato su Movie Sushi)

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25
Set
09

Venezia 66. Tris di donne & abiti nuziali. Sergio Castellitto: uno sguardo nuovo su Napoli

castellitto defNonsoloGomorra. Napoli non è solo quella di Gomorra, o quella raccontata da Abel Ferrara in Napoli Napoli Napoli. Non può essere solo quella. C’è anche una Napoli normale, come quella che vive al Vomero, dove è ambientata la commedia Tris di donne & abiti nuziali, di Vincenzo Terracciano, presentato a Venezia nella sezione Orizzonti. C’è una famiglia normale, alle prese con un matrimonio, ma questa famiglia ha un segreto: il padre è un giocatore d’azzardo. È Sergio Castellitto, protagonista e mattatore del film, a raccontarci questa Napoli normale e inedita. “La differenza sostanziale con la Napoli ‘gomorresca’, che è una Napoli raccontata e filmata in maniera sublime, e questa è che quella è una Napoli filmata, questa è una Napoli messa in scena. Ed è una Napoli di regia” racconta l’attore. “Quando dico che è una Napoli che viene raccontata con delle ombre e delle luci quasi cechoviane, voglio dire che è una Napoli sorprendente, una Napoli dove non si vede mai il mare se non alla fine. È una Napoli dove si devono scendere e salire le scale, altro che vicoli. E questa è una delle cose più divertenti del film. È un’autentica novità visiva, ma dentro una tradizione quasi antica”.

Ed è antico, o storico, il solco nel quale si inserisce il film. “Io parto sempre più dal comportamento che dalle parole che il personaggio dice” ci racconta. “È evidente che, fatti tutti i debiti umilissimi raffronti, questo film ha la pretesa di essere figlio della grande Commedia all’italiana. Anche Il sorpasso finiva con una tragedia. Io ho pensato ai grandi attori del cinema italiano che scrivevano: De Sica, Edoardo, Germi. In questo senso ho pensato a certi tic, a certi baffi, certi movimenti della mano. Il film è un vero atto d’amore verso quegli attori che mi hanno insegnato un certo modo di recitare, profondamente italiano, che racchiude il dna del nostro modo di essere: un modo umile e presuntuoso insieme, che mette insieme quelle che si chiamano la miseria e la nobiltà della recitazione”. A proposito di recitazione, accanto a Castellitto c’è Martina Gedeck, che interpreta la moglie tedesca. “Sono strafelice di aver lavorato ancora con Martina Gedeck, che mi ha fatto scoprire il mio lato berlinese. Che è molto più profondo di quanto avessi mai immaginato” ci tiene a dire. “E sono strafelice che la Rai abbia prodotto questo film, perché ci offretris locandina la possibilità di raccontare una delle città più terribili e più drammatiche e desolanti del nostro paese con uno sguardo improvvisamente talmente nuovo da diventare anche un po’ spiazzante, ma oggettivamente molto inconsueto”.

Castellitto e la Gedeck non recitano in dialetto, ma riescono a ottenere una mimesi per la quale il loro italiano ha un retrogusto, un sapore di napoletano. Ma è inevitabile non chiedere a Castellitto delle polemiche sul dialetto nel cinema sollevate qualche settimana fa dalla Lega Nord. “Sui dialetti è stata montata una polemica finta, una polemica politica più che culturale” risponde. “In Italia al cinema si è sempre parlato dialetto. Che lingua parlava Gassman ne Il sorpasso? Che lingua parlavano I soliti ignoti? Che lingua parlava il carabiniere innamorato di Gina Lollobrigida? Si è voluto soltanto strumentalizzare questa cosa in una direzione ben precisa. Ma la lingua napoletana, la lingua friulana, la lingua veneta, la lingua lombarda ci sono sempre state. È veramente una cosa inventata sul momento. Un ultima stoccata polemica l’attore romano la dedica ai tagli del governo al FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo. “Vorrei fare una conclusione finale che non riguarda il film” conclude. “Questo festival per me è stato importante, con due film molto diversi che mostrano il mio modo di fare questo mestiere. Per quanto mi riguarda questo festival è iniziato all’Excelsior di Via Veneto a Roma, dove è stato presentato il programma, e dove molti artisti hanno manifestato contro un gravissimo problema, quello dei tagli al FUS. All’Excelsior di Venezia voglio ricordare che il problema c’è ancora, anche se in Italia finisce un po’ tutto sotto l’ombrellone durante l’estate”.

(Pubblicato su Moviesushi)

 








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