Posts Tagged ‘Il grande sogno

21
Set
09

Luca Argentero. Julia Roberts, che bel regalo!

lucaArgentero vivo. Passateci il gioco di parole, ma ci sembra il modo giusto per definire Luca Argentero, un attore che ha l’argento vivo addosso. Luca Argentero è l’attore del momento: la sua lunga stagione di successi è iniziata con Solo un padre, è continuata con Diverso da chi?, e ora è il momento de Il grande sogno, il film più discusso del momento, appena passato a Venezia. E prima della fine dell’anno ci sarà anche Oggi sposi, di Luca Lucini. Si tratta di ruoli diversissimi uno dall’altro, che dimostrano la versatilità di questo attore, un ragazzo che si cala in ogni nuova avventura con grande curiosità e umiltà. A volte sembra ancora non credere do essere a questo livello, e non si sente per nulla arrivato. E il bello di Argentero è anche questo, il suo stupore di fronte alle cose.

In questi giorni Argentero sta girando il film italiano di Julia Roberts, Eat, Pray, Love, e inizierà presto a girare con Giambattista Avellino C’è chi dice no, con Paolo Ruffini e Paola Cortellesi, una commedia sui raccomandati, su chi perde il posto di lavoro e su come riconquistarlo.

Abbiamo incontrato Argentero alla Feltrinelli di Via Appia a Roma, dove è stato presentato il dvd di Diverso da chi?. La folla accorsa alla presentazione ha dimostrato ulteriormente quanto sia amato questo attore. Con il pubblico si è parlato anche de Il grande sogno (“auguro a tutti quelli che fanno il mio lavoro di lavorare un giorno con Placido” ha dichiarato), ma soprattutto di Diverso da chi?, uno di quei film fortunati perché scritti bene (“la sceneggiatura è di Fabio Bonifacci, che ha fatto come in Lezioni di cioccolato: ha preso un argomento di cronaca, su cui non si può scherzare, e l’ha trattato in forma di commedia, con garbo” ha detto Argentero in proposito) e capaci di leggere in maniera lucida la realtà. Il film infatti è uscito dopo che il progetto di legge sui Dico, che regolava tra l’altro le unioni tra omosessuali, era naufragato, e parla di un partito (modellato sul PD), in cui convivono anime molto diverse. Per questo Diverso da chi? può essere considerato un segno dei tempi.

Sia lei che Filippo Nigro avete iniziato con Ozpetek, in un ruolo gay. Poi lei ha fatto cose molto diverse, ed è tornato a un ruolo di questo tipo. Come è entrato nella parte, e quanto è diverso questo ruolo da quello di Saturno contro?

Già la tipologia dei progetti è diversa: allora devi pensare ad accordare uno strumento in modo diverso. Il film di Ferzan era drammatico, aveva caratteristiche diverse, la storia dei personaggi era diversa. L’unico punto in comune è il punto di partenza: due coppie che si amano profondamente. Le indicazioni erano diverse: nel caso di Ozpetek si parlava della normalità dell’amore, in Diverso da chi? la preoccupazione è data sì al personaggio che porto in scena, ma anche dal fatto che stai girando una commedia, che paradossalmente è molto più tecnica, è fatta di tempi comici, di battute, di pause, di silenzi, di ritmo. Ci devi mettere più cose.

Pensa che la versatilità sia una delle sue caratteristiche? Nell’ultimo anno l’abbiamo vista in ruoli molto diversi uno dall’altro…

Io ci provo. La cosa incredibile che ho scoperto è che la preparazione a un ruolo è la cosa più divertente. Il primo giorno di riprese sul set è come se la parte costruttiva, quella in cui devi scoprire le cose, sia quasi finita, esaurita. E da lì in poi diventa lavoro…

Nel caso di Diverso dai chi? qual è stata la sua preparazione?

È stata strana. Quello che mi ha aiutato, come una sorta di stampelle, sono stati i costumi. Per prepararmi al ruolo mi ero concentrato sul fatto che Piero fosse una persona formata, soprattutto dalla sua militanza nelle associazioni: così ho cercato molte informazioni sulle associazioni – nella storia è un presidente di Arci Gay – per capire come funzionano, come aiutano i giovani, delle cose molto standard. Una cosa incredibile che mi succede è che, una volta fatta la preparazione, una volta fatte le letture, tutte le ricerche, arrivo alla prova costumi. E quando ti metti quegli abiti precisi, è come se arrivasse qualcosa che ti dà immediatamente idea di quello che devi fare: ti cambia la postura, ed è  una cosa stranissima. E che succede senza che lo cerchi molto.

La fortuna di un film è anche il momento storico in cui esce. Diverso da chi? è uscito in un momento particolare, dopo l’odissea dei Dico e la famosa canzone di Povia…

Luca era gay… (canticchia, ndr). Quella canzone è stata una sfortuna per noi, non è stata per nulla d’aiuto, e ha creato molta confusione rispetto alla trama. Con l’altro aspetto ci siamo rapportati molto: questo film si basa tantissimo sulla satira politica. Mascherata da commedia romantica atipica – perché il triangolo è atipico – c’è una commedia a base di satira politica. Per noi quindi l’aspetto politico è stato fondamentale. È stato molto divertente affrontare la politica locale: confrontarsi con quella nazionale sarebbe stato troppo complesso. Invece la realtà locale è molto gestibile: l’impressione che si cerca di dare è che i politici locali siano un po’ dei poveracci, nel senso che pendono dalle decisioni di persone che stanno al di sopra di loro, e quasi non esistono, mentre loro si trovano a gestire delle situazioni molto reali, come aver a che fare con i genitori per gli asili nido. Allo stesso tempo ci trovavamo in una città del nord-est, e si può immaginare che scombussolamenti può portare un tema come l’omosessualità…

Sta per uscire il suo nuovo film, Oggi sposi, diretto da Luca Lucini. Che film sarà?

Oggi sposi uscirà il 23 ottobre, è una commedia divertente, la storia di quattro coppie che devono riuscire a sposarsi: è un progetto molto particolare, perché abbiamo cercato di fare un passo in più rispetto al tono della commedia a cui siamo abituati: riuscire a rendere reale qualcosa di più surreale del normale. La sceneggiatura è sempre di Fabio Bonifacci, come per Diverso da chi?.

Come è nata la sua partecipazione al film Eat, Pray, Love con Julia Roberts?

È stato un bel regalo, una cosa inaspettata. In Italia capita di andare a fare dei provini per dei piccoli ruoli, com’è il mio. Normalmente è difficile essere presi, invece stavolta è andata bene: ho passato tre settimane su un set meraviglioso, a fianco a Julia Roberts. Che è stata come me l’aspettavo, estremamente gradevole. Dal punto di vista professionale in questi casi non hai preoccupazioni: sai che è una persona che ti garantirà una performance e un aiuto totale. Ma a livello umano non sai mai cosa aspettarti. E invece è una persona meravigliosa. Io faccio il ruolo di un ragazzo che conosce in Italia, che diventa suo amico e che la porta un po’ in giro per Roma, a svagarsi.

(Pubblicato su Movie Sushi)

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09
Set
09

Venezia 66. Michele Placido: Con Casini per ricompattare la sinistra…

michele-placidoHa fatto il Sessantotto, Michele Placido. E ne è giustamente orgoglioso. Ma il suo percorso è molto diverso da quello di tanti ragazzi che hanno formato la loro coscienza politica nelle aule delle università. Placido era un poliziotto. Con un “grande sogno”, quello di recitare. È proprio quella di Michele Placido la storia de Il grande sogno, il suo nuovo film presentato oggi in concorso al Festival di Venezia (è il terzo film italiano). Il personaggio di Nicola, interpretato da Riccardo Scamarcio, è lui. E proprio questo suo percorso tutto particolare lo rende un artista sì di sinistra, ma mai allineato e sempre imprevedibile. Così ha sorpreso anche oggi, quando gli abbiamo chiesto cosa pensasse della sinistra di oggi. “La sinistra di oggi? Sono molto tentato a lavorare più per Casini, o per un centro che porti la sinistra a compattarsi contro Berlusconi, ma non perché ce l’abbia con lui, ma perché sono sempre stato da una certa parte” ci ha risposto. “Parlo di un centro-sinistra. Diciamo che sono un po’ come Aldo Moro? Perché non lavoro a sinistra? Perché, lo sapete benissimo, è difficile. Invece mi piacerebbe lavorare a una grosso partito popolare cattolico, di sinistra e centro, che però vada contro questo governo.

La sorpresa è servita. Ma in effetti la sua storia incuriosisce, e spiega tante cose della sua personalità. “Sono entrato in polizia nel ’66” racconta. “E tutto è partito dalla morte di Che Guevara: i movimenti studenteschi in quel periodo non c’erano. Ad esempio, a Bari mi avevano iscritto al FUAN, che era la formazione di destra, che in quel momento faceva politica più della FGCI, che era troppo legata al PCI. La mia formazione va contestualizzata con l’ambiente in cui sono cresciuto, un paesino del sud, dove la politica in pratica non esisteva. A nove anni io volevo fare il prete… Insomma, in politica mi sono formato tardi, così come sono andato a letto tardi con le donne, appena a vent’anni. Sono tardivo, ma poi negli anni ho recuperato”. Un paesino del sud, le origini proletarie (un giornalista ci fa notare che è il primo film sul Sessantotto girato da un autore di queste origini) e un lavoro, quello di poliziotto, preso senza troppe convinzioni, per trovare una sistemazione. Ma con un grande sogno: fare l’attore. E il teatro è una parte importante del suo film. “La mia formazione teatrale in qualche modo c’è” ci risponde. “Alla base c’è Checov, uno dei miei autori più amati, che è citato più volte nel film, aleggia nell’aria. Tra i film di Bellocchio che amo di più ci sono quelli Checoviani. Il teatro qui è voglia di dare umanità, di dare un afflato poetico al film”.

Placido era arrivato al nostro incontro stampa sulle ali di  una conferenza stampa piuttosto concitata, dove una giornalista spagnola gli aveva chiesto come mai il suo film era prodotto dalla Medusa di Berlusconi, ottenendo una risposta piuttosto piccata. Placido ci ha raccontato di essersi scusato e che il suo è un temperamento un po’ focoso, dovremmo conoscerlo. Molto calorosa anche la difesa a Boffo, il direttore di Avvenire che si è dimesso dopo gli attacchi de Il giornale. “Io sono uno che si appassiona alle cose” racconta. “Mi emoziono ancora, grazie a Dio. Questa estate ho portato i ragazzi dell’accademia nelle zone terremotate e abbiamo fatto un testo tratto da Silone. È il mio modo di fare il mio lavoro. Su questa vicenda di Avvenire e di Boffo stavo pensando a un monologo da teatralizzare: oggi si vede poco spettacolo e poco cinema che reagisce a questa società, alle ingiustizie. Una volta davanti a casi del genere un gruppo di attori si sarebbe mosso per denunciare dei fatti simili, come facevamo con Gian Maria Volontè. Vorrei che qualcuno scrivesse un monologo su questa storia, che poi porterei in teatro”.

È sempre battagliero, Placido. Anche quando dice che il film non piacerà a tanti. “Non piacerà a Ferrara, a Capanna e a molti sessantottini. Perché in parte questo film è il loro fallimento. Molti figli di famiglie borghesi nel Sessantotto si sono esposti molto, fino a ricoprire cariche importanti nei partiti della sinistra. Che poi nel corso degli anni hanno abbandonato, e sappiamo benissimo quanti giornalisti un tempo di sinistra oggi lavorino per giornali di destra o per le televisioni di Berlusconi. Io posso dire di essere orgoglioso di avere fatto il Sessantotto”.

(Pubblicato su Movie Sushi)

 

 








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