Posts Tagged ‘il padrino

25
Set
09

Quentin Tarantino. Sono l’aspirapolvere del cinema

tarantino-sipaIl cinema può cambiare la Storia? Forse no. Ma forse può farlo “un” cinema. Come il piccolo cinema di Parigi dove si riunisce il gotha del Terzo Reich per la prima di un film di propaganda voluto fortemente da Goebbels. Riuscire a far bruciare quel cinema, con all’interno Adolf Hitler, vorrebbe dire cambiare la Storia. È di questo che parla Bastardi senza gloria, il nuovo, grande film di Quentin Tarantino. “Mi piace l’idea che il cinema potesse far crollare il Terzo Reich” ha dichiarato il regista americano oggi a Roma per presentare il film. “È una metafora succosa. E poi nel film non è solo una metafora, succede davvero”.

Fa i conti con la Storia, Tarantino. Per la prima volta nella sua carriera gira un film ambientato dichiaratamente nel passato, in un periodo storico preciso. E, da Deus ex machina per eccellenza, burattinaio in grado di manipolare a suo piacimento i suoi personaggi e lo spettatore, si permette di manipolarla, la Storia. “Il primo motivo che mi costringe a sedermi e scrivere un film è la sperimentazione” ci racconta. “In questo caso ho deciso di fare un sottogenere italiano del film bellico, che potremmo chiamare Maccheroni Kombat. Mentre scrivi poi vengono fuori i sentimenti. Così la prima idea che mi era venuta in mente è stata quella di fare un film di guerra. In un secondo momento sono riuscito a far venire fuori le mie riflessioni”. Il risultato è un universo parallelo, nel quale il Terzo Reich potrebbe cadere grazie a un manipolo di coraggiosi eroi, e a una ragazza ebrea che, scampata a un eccidio, gestisce un cinema a Parigi. “Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura non sapevo che sarei andato così lontano dalle verità storiche: credevo che sarei stato più fedele alla Storia” confessa Tarantino. “Quando stavo arrivando alla fine della sceneggiatura mi sono chiesto cosa diavolo stessi facendo: avevo lasciato scrivere la storia ai miei protagonisti. Nei miei film non ci sono state mai cose che non si potessero fare. Allora ho pensato: i  miei personaggi in quel momento non sanno come va a finire. E allora hanno cambiato il corso della Storia. Ovviamente, non essendoci stati, non hanno potuto farlo, ma se ci fossero stati forse tutto questo sarebbe stato possibile”.

Tra i personaggi chiave del’Operation Kino c’è un ufficiale inglese, che parla perfettamente il tedesco, interpretato dainglorious-bastards_poster Michael Fassbender. “Il personaggio di Fassbender è importante: tutta la missione si basa su di lui, è l’unico che sa il tedesco, in poche parole è l’uomo della missione” spiega Tarantino. “Senza di lui non si può fare. È come David Niven ne I cannoni di Navarone, che è l’unico in grado di distruggere i cannoni. Quello che gli succede è il mio modo di mescolare le carte”. Il personaggio di Fassbender è un critico cinematografico. Il fatto che non faccia una bella fine ci fa chiedere quale sia il rapporto con i critici di Tarantino. “Ci sono critici che conosco e che sono miei amici” ci racconta. “Mi piacciono i critici: se non facessi quello che faccio, probabilmente sarei un critico. Forse in futuro mi metterò a scrivere di cinema, o pubblicherò un libro con le recensioni che scrivo e non faccio leggere a nessuno. Nel 1994, quando è uscito Pulp Fiction, alcuni critici dissero: Tarantino non sarà mai un maestro della suspence, perché  è troppo dedito ai dettagli. In questo film ho giocato molto sulla suspence, come nella prima scena o in quella nel bar. Mi sono ricordato di quella critica.” Ed è davvero carico di suspence Bastardi senza gloria. Hitchcock diceva che se vediamo delle persone sedute a un tavolo, e se sappiamo che sotto a quel tavolo c’è una bomba che sta per scoppiare, staremo in ansia in attesa dell’esplosione. È questa la suspence. Ne troviamo almeno tre, di questi apparenti momenti di quiete attorno a un tavolo, nel film. E la bomba sono i nazisti. Che, lo sappiamo, possono far esplodere la loro violenza in qualunque momento. Una di queste è la prima scena, in cui conosciamo Hans Landa, terribile/irresistibile ufficiale nazista interpretato da un grandioso Christoph Waltz, premiato come miglior attore a Cannes. “Quando si scelgono buoni attori, loro prendono il personaggio e lo capiscono” ci spiega Tarantino. “Nella scena in cui Hans Landa interroga il contadino e tira fuori una pipa enorme alla Sherlock Holmes, in sceneggiatura la pipa appariva in scena un paio di volte. Mangiando una Wiener Schnitzel (tipico piatto austriaco, la nostra cotoletta alla milanese, ndr) con Christoph Waltz, gli ho suggerito: forse Landa non fuma la pipa, ma sa che può essere una tecnica di interrogatorio, visto che lui sa tutto, e sa che LaPadite usa la pipa. E quando la tira fuori vuole dire: la mia pipa è più grande della tua. E anche: sono come Sherlock Holmes, sono un investigatore e ti scoprirò! Waltz era d’accordo con me, e se mi avesse detto di no, che Landa fuma comunque la pipa, avremmo fatto la scena in un altro modo”.

Per far bruciare il cinema non servirebbero esplosivi. È la pellicola stessa, altamente infiammabile, a farlo bruciare. “Ogni tanto da sceneggiatori esistono momenti in cui si hanno idee eccezionali” spiega Tarantino. “È come se Dio venisse e ti toccasse con un dito. Ho pensato che si potessero usare le pellicole per bruciare un cinema: un tempo il primo compito di chi gestiva un cinema era impedire che il cinema andasse a fuoco, e ho pensato che se questi BASTARDI DEFpersonaggi potevano evitarlo, erano anche in grado di farlo bruciare. È la pellicola, la pellicola a 35mm che fa cadere il Terzo Reich. Mi sono chiesto anche quale film avrebbe dovuto dare il via all’incendio, se un film censurato dal Reich, come un film di Renoir, e allora a bruciare i nazisti sarebbe stata una vendetta, o un film di propaganda di Goebbels, e allora il Reich sarebbe stato annientato dal suo stesso odio”.

È un film catartico, Bastardi senza gloria, un film dove la violenza estetica e artificiale di Tarantino incontra per la prima volta la violenza vera, quella nazista. E le si ritorce contro. Non è mai stato così bello essere violenti. Per una volta (era successo anche in Defiance) sono gli ebrei a ribellarsi e ad affondare i colpi, invece di venire sopraffatti. “Volevo fare un film su un gruppo di uomini con una missione, come Quel maledetto treno blindato, un Maccheroni Kombat” racconta il regista. “Mi sono chiesto chi potessero essere questi uomini e quale potrebbe essere la loro missione. Perché non un gruppo di ebrei americani che effettuano una resistenza come quella degli Apache? Loro operano dietro le linee nemiche, prendono gli scalpi ai nemici, li lasciano senza scarpe. Ho pensato che così i tedeschi avrebbero avuto paura, e la leggenda dei bastardi senza gloria si sarebbe diffusa. Era una storia che non avevo mai visto: gli ebrei al cinema venivano sempre uccisi, io volevo vedere l’altra parte della storia”. Il capo dei “bastardi” è Aldo Raine, interpretato da Brad Pitt, con un accento irresistibile, e le mandibole gonfie come il Marlon Brando de Il padrino. Con lui Tarantino ha fatto un gran lavoro. “Si lavora in modo diverso con ogni attore: ognuno ha la propria personalità” ci spiega. “Io sono uno scrittore, creo dei personaggi. Sono i miei bambini, li amo, ho dato loro la vita. Scelgo attori che possano fare al meglio questi personaggi, che diano vita alla pagina scritta. Se tempo fa mi avessero chiesto: ‘vuoi lavorare con Brad Pitt?’ Avrei risposto di sì, ma ci sarebbe voluto un personaggio adatto. Quando ho lavorato con De Niro, ho spiegato io a lui il personaggio, perché lo avevo creato. Conosco un sacco di cose su un mio personaggio. Cose che il pubblico non saprà mai. Ma voi dovete sapere che io le so”.

Il film Nazi-Pop di Tarantino riesce a conquistare tutti: i cinefili e il pubblico che ama divertirsi, due categorie che da noi non si incontrano quasi mai. “C’è qualcosa del genere nel cinema italiano: due mondi che non si toccano mai” concorda Tarantino. “A me piace fare incontrare mondi diversi. Userò Le iene come esempio: io non mi considero un cineasta americano. Sono americano, ma faccio i film per il mondo. Le iene è un film di gangster. Io sono stato influenzato dal cinema di tutto il mondo, ho visto i film sulla Yakuza, i polizieschi italiani di Fernando Di Leo, i noir di Jean-Pierre Melville. Ne Le iene ci sono tutte queste influenze. Non ho messo i trench a tutti per farli sembrare in un film di Melville. Se gli americani non hanno visto mai un film di Di Leo, potrebbero dire che Le iene assomiglia a Quei bravi ragazzi. Qui in Italia potete dire che si avvicina anche ai film di Di Leo. Io sono come un aspirapolvere, ho colto tutte le influenze dei film che ho visto, e che ora funzionano a livello subliminale. Per questo il pubblico di tutto il mondo risponde ai miei film, e ogni pubblico lo fa alla sua maniera”. Lo avevamo definito frullatore cinefilo, o deejay filmico, per la sua abilità nel mescolare. Ma la definizione migliore è la sua: l’aspirapolvere del cinema.

(Pubblicato su Moviesushi)

 

 

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21
Mag
09

Kiefer Sutherland. Non è cattivo. Lo disegnano così…

5Non è cattivo, Kiefer Sutherland. È che lo disegnano così. Prendiamo a prestito la frase di Jessica Rabbit non a caso. Abbiamo incontrato Sutherland a Roma, in occasione della presentazione di Mostri contro alieni 3D, dove di suo (nella versione originale) c’è la voce. Il resto è un disegno. E il personaggio è un generale, un militare integerrimo che ha il compito di custodire alcuni strani mostri. Anche nel mondo dei videogame è stato disegnato, visto che ha dato la voce a un personaggio di Call Of Duty. Ma tutti in realtà identificano Kiefer Sutherland con Jack Bauer, indelebile agente anti terrorismo di 24, la rivoluzionaria serie tv in tempo reale (giunta in America alla settima stagione). Bauer, a cui il figlio di Donald Sutherland presta voce, volto e corpo, è per molti il simbolo dell’America di Bush, spietata nelle torture e nel controllo pur di combattere il terrorismo. In realtà 24 colpisce a destra e sinistra, ne ha per tutti, anche per i repubblicani, visto che alcuni dei presidenti la serie raffigura sembrano avvicinarsi a Bush, e al modus operandi repubblicano. E ha anche il grande pregio di averci presentato con anni di anticipo rispetto a Barack Obama il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti. Lo disegnano così, Kiefer Sutherland. In realtà ha modi cortesi e pacati, e un modo di sorridere per i quali è un piacere parlare con lui. Modi che stridono con le notizie che arrivano puntualmente da oltreoceano, sui suoi arresti per guida in stato di ebbrezza, per il suo alcolismo. E qui arte e vita si incontrano, visto che i suoi personaggi, da Jack Bauer al protagonista di Riflessi di paura, sono stati vittime di dipendenze.

Sia in Mostri contro alieni 3D che in 24 vediamo un’America sotto attacco. Significa qualcosa o è solo un caso?

Gli sceneggiatori sono americani e scrivono di quello che conoscono, rispondono alla realtà. Nei film di Godzilla il mostro attacca il Giappone, perché è un film creato dai giapponesi…

In America cambiano i governi, ma c’è sempre un generale a cui viene ordinato di fare qualcosa di violento, come vediamo in Mostri contro Alieni 3D. Pensa che oggi un personaggio come il suo avrebbe le mani più legate nell’America di oggi?

Non credo che sia esatto dire che le amministrazioni cambiano e ai generali venga sempre ordinato di fare cose violente. Non è assolutamente vero. Se fosse stato così gli Stati Uniti sarebbero stati caratterizzati solo dalla violenza negli ultimi quaranta anni.

Lei è considerato un attore d’azione, e anche in Mostri contro alieni 3D dà la voce a un militare. Ma in 24 ha dimostrato di essere anche un attore drammatico. Non teme di essere imbrigliato in un ruolo?

Ho una voce, una fortuna che mi è stata donata da mio padre, e che mi permette di fare questo tipo di personaggi. Ha una grande forza espressiva e dà loro molta profondità. Quello che mi piace di Mostri contro alieni 3D è che non si voleva che la mia voce suonasse come in 24 o come la mia voce tipica. Mi hanno dato la libertà di creare un personaggio che credo sia molto divertente. Per quanto riguarda il rischio di essere ingabbiato in certi ruoli: ci sono altri attori che sono molto più intelligenti di me a giostrare in ruoli sempre diversi e svariati. Io per anni ho interpretato il “bad guy”, il ragazzaccio, poi ho fatto 24. Tendo a essere attratto da un certo tipo di storie, cerco di andare al di là dell’idea del personaggio, e a scegliere una storia nella sua interezza. Ma il Jack Bauer di 24 è comunque un personaggio in continua evoluzione: quello della stagione 7 è molto lontano da quello della stagione 1.

Come sceglie i copioni da interpretare?

Come dicevo, scelgo i copioni in base all’intera storia. E spesso per il regista. Fare un film è come suonare in una band. A volte suoni la batteria, a volte la chitarra, a volte il basso. E a volte sei il cantante. Ma il gruppo non suona bene senza un grande bassista: e in quest’ultimo film io sono il bassista. E ricordatevi che i personaggi non sono mai così importanti come la storia. E una volta che hai una grande storia, anche tutti i personaggi diventano fantastici.

Guardando la sua carriera, ha spesso recitato in film di genere, come il thriller e la fantascienza. Le piacciono questo tipo di film?

Sì, c’è un film di fantascienza di cui sono molto orgoglioso, ed è Dark City di Alex Proyas. La cosa fantastica della fantascienza è che permette di uscire dalla realtà conosciuta. Il che permette ai personaggi di avere molta più libertà: se sei in un mondo immaginario, magari nello spazio, nessuno può dirti che devi comportarti in una certa maniera perché sei legato a una certa realtà, o alla Storia. Tutto ciò che è futuribile permette a un attore moltissime strade libere per creare un personaggio.

Com’è stata la sua esperienza come road manager della band Rocco DeLuca and The Burden?

Insieme a un mio amico abbiamo fondato un’etichetta discografica (la Ironworks Music, ndr): l’industria discografica negli Stati Uniti è in difficoltà, e molte band non sono in grado di fare un disco. Così siamo andati in studio e abbiamo firmato con un paio di band. Non avevamo il budget delle grandi etichette, abbiamo cercato di fare la cosa più importante di una casa discografica: la responsabilità che ha è far conoscere il suo artista, perché ogni artista ha un suo pubblico. Così abbiamo pensato di fare un piccolo tour tra Reijkiavik, Berlino, Londra e Dublino. Abbiamo venduto più di duecentomila dischi. Quest’anno faremo uscire i dischi di quattro nuovi artisti.

Per loro ha anche diretto il video della canzone portante del film 24 Redemption…

La canzone si chiama Save Yourself. Abbiamo avuto l’occasione di fare un vero video, invece che montare solamente le clip tratte da 24. È un viaggio nel tempo, creato montando materiale di repertorio, dalla Prima Guerra Mondiale, alla Seconda, alla Corea e al Vietnam, fino all’Iraq e ai disastri petroliferi e allo scioglimento dei ghiacci. Tutto quello di cui pensiamo di essere responsabili.

È stato uno dei primi attori che dal cinema è passato a recitare per la televisione. Ora lo fanno in molti. Crede di aver cambiato la percezione di molti attori nei confronti di questo mezzo?

Sono stato uno dei primi, sono stato in anticipo sugli altri, è vero. Ma c’è una ragione precisa. I grandi film che amavo a vedere al cinema da giovane, film come Gente comune, Taps – Squilli di rivolta, Serpico, Il Padrino, Il braccio violento della legge, oggi non si fanno più. Sono quelli che chiamo i film da venti milioni di dollari, e ora non esistono. A quei tempi gli studios appartenevano ai grandi produttori e ai registi. Oggi i proprietari sono la Coca Cola, la General Electric, e anche i film sono dei calcoli finanziari: si sceglie di investire ottanta milioni di dollari in un film, come si investono sessanta milioni in marketing e pubblicità. Si sceglie la possibilità che fa fare più soldi, non importa come. E i film da venti milioni di dollari sono morti. Li ha riportati in vita la televisione. La HBO ha fatto uno dei miei film preferiti degli ultimi anni, Gathering Storm, su Winston Churchill. Serie come I Soprano, Sex and The City, The Wire sono grandi film. È iniziato tutto quindici anni fa, con uno show come E.R. Iniziai a guardarlo e dissi: mio dio, è molto più interessante di molti film che vedo al cinema. Poi c’è stato NYPD Blue. Erano grandi drammi, con i quali in tv la curva della qualità è aumentata. E i grandi film oggi si vedono in tv.

Uno di questi è 24. Com’è iniziata la sua avventura con questa serie?

Alla tv interessava che facessi un episodio pilota per una serie. Quello che mi affascinava di 24, leggendo lo script, era che si vedeva un uomo che doveva proteggere il proprio paese, e in particolare il senatore Palmer, che potenzialmente sarebbe potuto diventare il primo presidente afroamericano in America. Una grande responsabilità. Come quella di tenere d’occhio la propria figlia di quindici anni. Io ho una figlia di quell’età e so quanto è difficile. Quello che mi piaceva, allora, era che il personaggio non fosse bianco o nero, ma agisse in una grande area grigia. Così abbiamo girato l’episodio pilota. Ma non ci saremmo mai aspettati questo successo enorme.

 

 








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