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16
Feb
10

Garry Marshall: Le donne sono la cosa più complessa al mondo

“Le donne sono la cosa più complessa che esista al mondo. Chi le capisce è fortunato”. Parole di Garry Marshall, uno che invece le donne ha dimostrato di capirle benissimo. Non a caso è uno specialista delle commedie sentimentali di Hollywood. Pretty Woman, Paura d’amare, Se scappi ti sposo, Pretty Princess sono solo alcuni dei tanti, famosissimi titoli della sua carriera (iniziata, tra l’altro, come produttore di storiche serie tv come Happy Days e Mork & Mindy). Il 12 marzo arriva sui nostri schermi Appuntamento con l’amore (Valentine’s Day), commedia corale ambientata il giorno di San Valentino a Los Angeles con un cast stellare (Jessica Alba, Jessica Biel, Bradley Cooper, Eric Dane, Patrick Dempsey, Jamie Foxx, Jennifer Garner, Anne Hathaway, Shirley MacLaine, Julia Roberts e molti altri).

Parlare con Marshall è come stare ad ascoltare un nonno, comprensivo e più esperto di noi.

Uno che ne ha viste tante e con la sua esperienza è venuto a darci i suoi consigli per la vita, a spiegarci le donne e l’amore. All’incontro stampa c’erano alcune giornaliste.

E si è dimostrato molto contento di vedere alcune donne. Allora abbiamo iniziato da qui, e gli abbiamo chiesto il perché.

Perché le donne?

 A me piace raccontare storie d’amore. C’è a chi piace raccontare uomini che volano, azione e così via. A me piacciono le storie d’amore e il mio pubblico è sempre stato fortemente caratterizzato dalla presenza femminile. Anche se non è il caso di questo film, Appuntamento con l’amore, che ha attratto anche un pubblico maschile. Forse perché c’erano molte belle donne protagoniste…

Crede di avere una sensibilità femminile?

Non lo so. Forse è perché sono uno scorpione, perché sono di origine italiana, il mio nome è Masciarelli, perché ho due sorelle, e due figlie femmine. Sono sempre cresciuto in un’atmosfera dove la presenza femminile era molto forte. A me in realtà piaceva molto lo sport, avrei voluto giocare a baseball nei New York Yankees, ma non è andata così. Comunque trovo interessanti le donne perché sono la cosa più complessa che esista al mondo. Chi le capisce è fortunato… 

E lei come riesce a capirle?

Non le capisco. Una volta molte storie raccontavano le donne come vittime, pensate a Cenerentola. Oggi non è più così: le donne sono su un piano di parità. E poi oggi vengono raccontati il principe e la principessa, ma non viene mostrata la fatina che viene usata per spiegare quello che le donne pensano. Nel caso di Pretty Woman è il manager dell’hotel, il personaggio di Hector Elizondo. San Valentino è una festa che tende a dividere in due, quelli che la amano e quelli che la odiano: uomini che entrano in crisi perché devono comprare un regalo, altri che se ne fregano e negano l’esistenza di San Valentino. Nel mio film c’è il personaggio di Jessica Biel che odia San Valentino perché è rimasta ferita. In qualche storia ho messo la presenza di questa fatina, anche se poi ci sono sette-otto storie che si incrociano.

Come lavora con le donne?

Tanti abbracci… Nei film d’amore ci sono tantissimi primi piani. È una questione di occhi. E le donne sono molto brave a guardare gli uomini in una certa maniera, che rende l’uomo triste o felice, lo avvicina o lo allontana. Io cerco delle donne belle, ma che accettino di apparire anche sciocche, che abbiano voglia di tirare fuori il lato comico. Mia madre non era la classica donna di casa, non era brava a cucinare o a cucire. Era una donna molto arguta, sarcastica, che trovava il lato comico in tutto, che prendeva in giro. Mio padre era un uomo serio e concreto, ma era un buon capo, che ci ha insegnato a tirare fuori le qualità del capo. Ma lo abbiamo fatto cercando sempre di ridere delle cose.

Nel suo film ci sono molte dichiarazioni d’amore. A Shirley MacLaine, a Pretty Woman. E anche a Los Angeles…

Sì. La vedo come una città piena di romanticismo. Certo, c’è la chirurgia plastica, c’è l’avidità di Hollywood. Ma c’è anche un altro lato. Appuntamento con l’amore è scritto da Katherine Fugate, che ha scritto anche la serie tv Army Wives. Forse è per questo motivo  che il personaggio di Julia Roberts è un soldato, forse a Katherine interessa questo aspetto. Siccome ci sono tante brutture nel mondo, credo che ci sia comunque spazio per storie che abbiano qualcosa di dolce, di gentile, senza scivolare nell’eccesso di sentimentalismo.

In una commedia sentimentale non è frequente sentire gli echi della guerra, vedere dei personaggi gay, o qualche persona affetta da handicap. È un segno dei tempi?

La ragazza sulla sedia a rotelle è la mia nipotina. È destinata a rimanere sulla sedia a rotelle, e la metto in ogni film. Ha una gemella, che come lei è stata colpita da paralisi cerebrale, che invece cammina. Cechov diceva che il motore di ogni dramma sono un “lui” e una “lei”. Oggi possono essere un “lui” e un “lui” o una “lei” e una “lei”.

Lei racconta storie d’amore da più di vent’anni. Come sono cambiati i rapporti in questi anni?

Ci sono tante cose che sono cambiate: la posizione delle donne nella società è cambiata, tante donne oggi lavorano molto più di quanto non lavorassero prima, c’è la parità di diritti. Ovviamente le donne vengono descritte in un’altra maniera. Ma ci sono cose che non sono cambiate e che non mi spiegherò mai. Ad esempio come le donne  litighino come due matte e un’ora dopo vadano a fare shopping insieme. Mentre se due uomini litigano non si rivolgono più la parola per dieci anni. È cambiato anche l’approccio delle donne in una situazione conflittuale: il personaggio di Jessica Biel è stata ferita, e affronta la sua rabbia gettandosi nel lavoro. Il personaggio di Jennifer Garner scopre di essere stata presa in giro: in passato si sarebbe messa a piangere, o avrebbe rotto un piatto; in questo film l’ho rappresentata mentre prende a mazze da baseball  una pignatta.

Qual è la sua posizione su San Valentino? Le piace o lo odia?

Quando ero single non amavo molto il giorno di San Valentino, mi dava un po’ di stress. Ero il classico tipo che rimaneva senza fidanzata da poco prima di Natale fino al giorno di San Patrizio (17 marzo, ndr). Non so perché, ma dopo ce l’avevo…

Come mai ha aspettato fino ad ora per fare un film su San Valentino?

La New Line mi aveva sottoposto questo script, una commedia chiamata Valentine’s Day, con un sacco di storie d’amore. Ho detto: ok! Due giorni dopo ho letto su un giornale che la New Line era fallita, e pensavo che non se ne facesse più niente. Dopo un paio di mesi è intervenuta la Warner Bros e mi hanno detto che avrebbero fatto il film. Io sono un tipo che ama viaggiare, mi piacerebbe fare un film a Villa d’Este, sul Lago di Como. Ma poi faccio sempre i film a Los Angeles: tengo una lista di attori in cui segno chi si è sposato e chi ha figli, e spesso queste persone vogliono girare a Los Angeles per stare vicino ai suoi bambini. È come Monet, che qualche anno fa ha aperto una finestra e ha detto: dipingerò solo quello che vedo da questa finestra. Non ho fatto prima un film su San Valentino perché non avevo ancora trovato la storia adatta. Comunque il cinema oggi funziona così: una volta era arte, poi sono arrivati gli avvocati. E oggi comanda il marketing. E probabilmente un film su San Valentino corrispondeva bene alla data… Oggi sono più anziano: se prima mi piacevano i film un po’ più sexy, oggi mi piace raccontare storie d’amore di tutte le età. Le conosco bene, perché le ho attraversate tutte…

Com’è stato lavorare di nuovo con Julia Roberts e Anne Hathaway?

Ho lavorato con Julia quando non la conosceva nessuno, poi quando la conoscevano tutti, e ora che ha tre figli e si è data una calmata. La grossa differenza tra la Julia e la Anne di un tempo e quelle di oggi è che adesso hanno un cellulare, e passano tantissimo tempo al telefono…

Lavorerà con Taylor Lautner nel suo prossimo film?

I rumours lo dicono! Quello che farò in futuro io lo vengo a sapere da People! C’è anche una voce secondo cui farò questo film, New Year’s Eve, una storia simile a quella fatta in Love, Actually, e io adoro quel film! Scherzi a parte, mi piace scoprire nuovi talenti a aiutarli ad emergere. È quello che ho fatto con Taylor Lautner e Taylor Swift. Sono due ragazzi molto bravi. Diciamo che ho una finestra, prendo i ragazzi tra quando stanno emergendo e quando finiscono in riabilitazione. Ma loro sono dei ragazzi con i piedi per terra e non finiranno nei guai. Ho scoperto che Taylor Swift ha il mio stesso numero fortunato, il 13. Taylor Lautner invece per colpirmi faceva un numero: lanciava in aria un chicco d’uva, faceva una capriola e se lo raccoglieva con la bocca.

Come mai ci sono tante separazioni e tutti vogliono vedere i film d’amore?

Non so perché succedano tutte queste cose. Io faccio questi film perché la gente deve avere la speranza di innamorarsi prima o poi, senza nemmeno sapere poi che cosa sia l’amore. È la speranza che io metto nei miei film. Gli psicologi dicono che tante persone non hanno la capacità di rimanere tutta la vita con qualcuno, oggi è sempre più difficile. Ma vale la pena di provarci, di provare a innamorarsi e a tenere in piedi un matrimonio. L’amore è quella cosa che quando sei rifiutato fa un male cane, e non c’è nessuna pillola che possa guarirti. Ma può farti sentire così bene, anche solo per un momento, che pensi che valga la pena provarci. La differenza tra l’amore nella vita e l’amore al cinema è che nella vita incontri una persona, la guardi negli occhi, le prendi la mano e provi a baciarla, e magari nel frattempo arriva una macchina che strombazza e fa baccano. Al cinema due persone si  incontrano, si guardano negli occhi, stanno per baciarsi e parte la musica. E uno spera sempre di sentire quella musica nella testa anche nella vita.

 

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21
Set
09

Luca Argentero. Julia Roberts, che bel regalo!

lucaArgentero vivo. Passateci il gioco di parole, ma ci sembra il modo giusto per definire Luca Argentero, un attore che ha l’argento vivo addosso. Luca Argentero è l’attore del momento: la sua lunga stagione di successi è iniziata con Solo un padre, è continuata con Diverso da chi?, e ora è il momento de Il grande sogno, il film più discusso del momento, appena passato a Venezia. E prima della fine dell’anno ci sarà anche Oggi sposi, di Luca Lucini. Si tratta di ruoli diversissimi uno dall’altro, che dimostrano la versatilità di questo attore, un ragazzo che si cala in ogni nuova avventura con grande curiosità e umiltà. A volte sembra ancora non credere do essere a questo livello, e non si sente per nulla arrivato. E il bello di Argentero è anche questo, il suo stupore di fronte alle cose.

In questi giorni Argentero sta girando il film italiano di Julia Roberts, Eat, Pray, Love, e inizierà presto a girare con Giambattista Avellino C’è chi dice no, con Paolo Ruffini e Paola Cortellesi, una commedia sui raccomandati, su chi perde il posto di lavoro e su come riconquistarlo.

Abbiamo incontrato Argentero alla Feltrinelli di Via Appia a Roma, dove è stato presentato il dvd di Diverso da chi?. La folla accorsa alla presentazione ha dimostrato ulteriormente quanto sia amato questo attore. Con il pubblico si è parlato anche de Il grande sogno (“auguro a tutti quelli che fanno il mio lavoro di lavorare un giorno con Placido” ha dichiarato), ma soprattutto di Diverso da chi?, uno di quei film fortunati perché scritti bene (“la sceneggiatura è di Fabio Bonifacci, che ha fatto come in Lezioni di cioccolato: ha preso un argomento di cronaca, su cui non si può scherzare, e l’ha trattato in forma di commedia, con garbo” ha detto Argentero in proposito) e capaci di leggere in maniera lucida la realtà. Il film infatti è uscito dopo che il progetto di legge sui Dico, che regolava tra l’altro le unioni tra omosessuali, era naufragato, e parla di un partito (modellato sul PD), in cui convivono anime molto diverse. Per questo Diverso da chi? può essere considerato un segno dei tempi.

Sia lei che Filippo Nigro avete iniziato con Ozpetek, in un ruolo gay. Poi lei ha fatto cose molto diverse, ed è tornato a un ruolo di questo tipo. Come è entrato nella parte, e quanto è diverso questo ruolo da quello di Saturno contro?

Già la tipologia dei progetti è diversa: allora devi pensare ad accordare uno strumento in modo diverso. Il film di Ferzan era drammatico, aveva caratteristiche diverse, la storia dei personaggi era diversa. L’unico punto in comune è il punto di partenza: due coppie che si amano profondamente. Le indicazioni erano diverse: nel caso di Ozpetek si parlava della normalità dell’amore, in Diverso da chi? la preoccupazione è data sì al personaggio che porto in scena, ma anche dal fatto che stai girando una commedia, che paradossalmente è molto più tecnica, è fatta di tempi comici, di battute, di pause, di silenzi, di ritmo. Ci devi mettere più cose.

Pensa che la versatilità sia una delle sue caratteristiche? Nell’ultimo anno l’abbiamo vista in ruoli molto diversi uno dall’altro…

Io ci provo. La cosa incredibile che ho scoperto è che la preparazione a un ruolo è la cosa più divertente. Il primo giorno di riprese sul set è come se la parte costruttiva, quella in cui devi scoprire le cose, sia quasi finita, esaurita. E da lì in poi diventa lavoro…

Nel caso di Diverso dai chi? qual è stata la sua preparazione?

È stata strana. Quello che mi ha aiutato, come una sorta di stampelle, sono stati i costumi. Per prepararmi al ruolo mi ero concentrato sul fatto che Piero fosse una persona formata, soprattutto dalla sua militanza nelle associazioni: così ho cercato molte informazioni sulle associazioni – nella storia è un presidente di Arci Gay – per capire come funzionano, come aiutano i giovani, delle cose molto standard. Una cosa incredibile che mi succede è che, una volta fatta la preparazione, una volta fatte le letture, tutte le ricerche, arrivo alla prova costumi. E quando ti metti quegli abiti precisi, è come se arrivasse qualcosa che ti dà immediatamente idea di quello che devi fare: ti cambia la postura, ed è  una cosa stranissima. E che succede senza che lo cerchi molto.

La fortuna di un film è anche il momento storico in cui esce. Diverso da chi? è uscito in un momento particolare, dopo l’odissea dei Dico e la famosa canzone di Povia…

Luca era gay… (canticchia, ndr). Quella canzone è stata una sfortuna per noi, non è stata per nulla d’aiuto, e ha creato molta confusione rispetto alla trama. Con l’altro aspetto ci siamo rapportati molto: questo film si basa tantissimo sulla satira politica. Mascherata da commedia romantica atipica – perché il triangolo è atipico – c’è una commedia a base di satira politica. Per noi quindi l’aspetto politico è stato fondamentale. È stato molto divertente affrontare la politica locale: confrontarsi con quella nazionale sarebbe stato troppo complesso. Invece la realtà locale è molto gestibile: l’impressione che si cerca di dare è che i politici locali siano un po’ dei poveracci, nel senso che pendono dalle decisioni di persone che stanno al di sopra di loro, e quasi non esistono, mentre loro si trovano a gestire delle situazioni molto reali, come aver a che fare con i genitori per gli asili nido. Allo stesso tempo ci trovavamo in una città del nord-est, e si può immaginare che scombussolamenti può portare un tema come l’omosessualità…

Sta per uscire il suo nuovo film, Oggi sposi, diretto da Luca Lucini. Che film sarà?

Oggi sposi uscirà il 23 ottobre, è una commedia divertente, la storia di quattro coppie che devono riuscire a sposarsi: è un progetto molto particolare, perché abbiamo cercato di fare un passo in più rispetto al tono della commedia a cui siamo abituati: riuscire a rendere reale qualcosa di più surreale del normale. La sceneggiatura è sempre di Fabio Bonifacci, come per Diverso da chi?.

Come è nata la sua partecipazione al film Eat, Pray, Love con Julia Roberts?

È stato un bel regalo, una cosa inaspettata. In Italia capita di andare a fare dei provini per dei piccoli ruoli, com’è il mio. Normalmente è difficile essere presi, invece stavolta è andata bene: ho passato tre settimane su un set meraviglioso, a fianco a Julia Roberts. Che è stata come me l’aspettavo, estremamente gradevole. Dal punto di vista professionale in questi casi non hai preoccupazioni: sai che è una persona che ti garantirà una performance e un aiuto totale. Ma a livello umano non sai mai cosa aspettarti. E invece è una persona meravigliosa. Io faccio il ruolo di un ragazzo che conosce in Italia, che diventa suo amico e che la porta un po’ in giro per Roma, a svagarsi.

(Pubblicato su Movie Sushi)








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