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11
Mag
09

J.J. Abrams: quando Star Trek incontra Star Wars

1Siete dei fan di Star Trek? Bene, una delle saghe storiche della fantascienza ritorna in grande stile con Star Trek (il titolo del film è proprio questo, senza numeri di serie né sottotitoli), nelle nostre sale dal 9 maggio. Non siete dei fan? Poco male. Non lo è neanche J.J. Abrams, il regista a cui è stato affidato il progetto. Che ammette addirittura di essere un fan di Guerre stellari. Il suo intento è proprio quello di portare un po’ della passione, dell’impeto e dell’energia della saga di George Lucas in un mondo più filosofico e intellettuale come quello di Star Trek. Così, in una delle scene del film, vediamo un giovane capitano Kirk scorrazzare in moto, e fare a cazzotti in un bar per una ragazza.

J.J. Abrams ci ha da sempre abituato a saltare avanti e indietro nel tempo. Lo ha fatto con Lost, la fortunata serie tv in cui i flashback ci raccontavano la vita degli scampati al disastro aereo, con Cloverfield, dove le immagini registrate precedentemente sul nastro della telecamera, che racconta in soggettiva tutta la vicenda del film, ci mostravano la storia d’amore dei due protagonisti. E anche Mission: Impossible III iniziava in medias res per poi tornare all’inizio. Così anche Star Trek ci riporta al passato, al capitano Kirk e al Dottor Spock prima che diventassero come li conosciamo. Un prequel, o  meglio un nuovo inizio. Uno “Star Trek Begins”, come potremmo chiamarlo, visto che è un’operazione simile a quella di Christopher Nolan con il suo Batman. O come quella della nuova serie di James Bond.  

 Star Trek ha spesso anticipato il futuro. Lo farà anche il suo nuovo film?

Le piacerebbe che la teletrasportassi adesso? Scherzi a parte, se ci pensa quarant’anni fa l’idea del “comunicatore”, che potrebbe essere paragonato al cellulare di oggi, era considerata una follia, e oggi è un oggetto di uso comune. E probabilmente l’idea del teletrasporto e quella dei viaggi spaziali oggi può suonare ancora ridicola, come poteva essere quella del telefono cellulare quarant’anni fa. Ma se riusciamo ad aspettare a sufficienza ci renderemo conto che molto di quello che vediamo oggi sullo schermo di Star Trek potrebbe diventare realtà. Ho incontrato molti scienziati che hanno trovato ispirazione in molte delle cose mostrate da Star Trek.

 Cosa è rimasto dello Star Trek che conosciamo e cosa ha fatto per rinnovare la storia?

La sfida era quella di mantenere il filo rosso con l’inizio della serie di quarant’anni fa, e far sì che la storia sia ancora interessante oggi. Ho mantenuto cose come il guardaroba, personaggi come il Dottor Spock, e l’immagine della nave spaziale Enterprise. Malgrado questo, e malgrado l’intervento dello sceneggiatore Roberto Orci, che a differenza di me è un grande appassionato di Star Trek e conosce ogni dettaglio di quell’universo, ci saranno dei puristi che mi accuseranno di aver violato il sacro codice. Ho voluto realizzare un film che sia intrattenimento, e non solo un film per puristi. Già dalla prima comparsa su internet i trekker si sono scatenati, perché i motori erano troppo grandi e la forma non era quella…

Lei è uno che crea nuove saghe, soprattutto in tv. Chi gliel’ha fatto fare di confrontarsi con una saga storica come questa?

È il primo film che dirigo di cui non sono autore della sceneggiatura. Ho deciso di farlo perché mi sono innamorato di questi personaggi. Visto questo coinvolgimento emotivo, perché dire di no? Affrontare un film che si presenta come l’undicesimo di una grande serie, che a sua volta nasce da una grande serie televisiva, era una ragione per non avvicinarsi, certo. Ma l’ho affrontato come una cosa completamente nuova, puntando l’accento sullo spessore dei personaggi: c’è complessità psicologica, umorismo, sensualità, paura e azione. Tutto questo mi ha attratto ed emozionato.

Qual è il segreto del successo di Star Trek, secondo lei?

Guerre stellari è ambientato “molto tempo fa in una galassia molto lontana”, Star Trek possiamo vederlo un po’ 2come il nostro futuro. Più che la parte scientifica ci affascina la parte emotiva. Personaggi come questi sarebbero affascinanti in qualsiasi contesto. Che in questo caso è un futuro possibile.

Ci sono alcune scene, come quella del bar e quella del pianeta innevato, che sembrano prese proprio da Guerre stellari…

Lo confesso, sono un grande fan di Guerre stellari, e L’impero colpisce ancora è uno dei miei film preferiti in assoluto: è possibile che la scena sul pianeta delle nevi mi abbia influenzato. Si tratta comunque di scene completamente diverse. Il bar che vediamo in Star Trek, ad esempio, è un bar dove potremmo andare tutti noi. Poi il protagonista si catapulterà in mondi lontani. Quello di Guerre stellari è proprio un bar alieno: la differenza non è poca. In realtà non c’è un posto, una struttura, un locale che Guerre stellari non abbia usato: nei suoi sei episodi la saga è stata ovunque, dal pianeta del deserto, a quello delle nevi. È normale che qualche immagine possa essere ripetuta: l’universo di Guerre stellari è talmente ricco di immagini. Nel mio film mostro che ci sono tante specie nell’universo, ma non vado nel dettaglio, proprio perché abbiamo già visto personaggi di tutti i tipi.   

Ha scelto gli attori che interpretano i personaggi storici di Star Trek da giovani: quelli della serie tv sono diventati tutti icone. I nuovi attori arrivano quasi tutti da serie televisive. Come li ha scelti? Ha pensato all’inizio di una nuova franchise, con un nuovo pubblico?

Trovare gli attori giusti è stata la cosa più difficile di questo film. Forse ci appaiono più giovani di quanto in realtà siano, probabilmente perché siamo abituati a vedere i protagonisti storici piuttosto invecchiati nei film della serie. In realtà hanno più o meno la stessa età degli attori quando avevano iniziato a lavorare alla serie, alla fine degli anni Sessanta. Il film non è partito con l’ottica di aprire una nuova franchise, ma con quella di fare un buon film di intrattenimento. Il risultato potrebbe essere quello di dare inizio ad altre avventure: vedo questi attori come una famiglia, e li vorrei vedere impegnati in altre avventure. Ma non c’è ancora niente di deciso.

Quali sono le fonti di ispirazione del suo lavoro?

Quello che mi attrae è sempre il personaggio. Ad eccezione di Cloverfield, dove mi attraeva la situazione e anche il punto di vista, la telecamera, che diventava un vero e proprio personaggio. Però non c’è una ricetta magica, cerco sempre di farmi guidare da ciò che mi dà i brividi: se una cosa ti piace la senti subito. Se fai le cose con passione hai una percentuale più alta di probabilità che gli altri la accolgano con un entusiasmo simile.

 (Pubblicato su Il Riformista)

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